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KOHLER - LOMBARDINI

La produzione dei motori serie KDI

 

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Un anno fa la nuova famiglia di motori KDI preannunciava una serie di cambiamenti radicali nella produzione reggiana. Fermamente convinta a restare in Italia. Oggi quanto preannunciato è compiuto

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Dal cuore pulsante di una terra ricca di ingegno e industria, che neanche il terremoto ha saputo spezzare, arriva la buona nuova di un investimento importante giunto al suo primo traguardo di sviluppo. Un traguardo intermedio, stabilito per calibrare le forze e affrontare oculatamente gli investimenti necessari. Stiamo parlando di Lombardini, storico costruttore di propulsori che da qualche anno è entrato a far parte della grande famiglia Kohler. Quando giunse la notizia dell’acquisizione molti temettero nella chiusura di una delle più riconosciute realtà italiane del settore. E non a caso. Costi della manodopera, fiscalità assurda, burocrazia non da meno facevano propendere per il peggio, ossia che gli americani avrebbero spostato la produzione in qualche nazione in via di sviluppo. Uno spauracchio in parte dissolto l’anno scorso, con l’annuncio di una nuova, intera famiglia di propulsori che non solo era stata progettata tra le pareti dello storico stabilimento Lombardini, ma che fra quelle stesse mura sarebbe stata prodotta. Scettici alcuni, speranzosi i più, l’evoluzione delle cose ha dato ragione ai secondi. Lombardini, un anno dopo la presentazione dei KDI ha dimostrato che quanto detto non erano parole al vento: i motori saranno veramente prodotti a Reggio Emilia, dove resterà dislocata anche tutta la divisione ricerca e sviluppo.

Come è stato possibile il compiersi di questa parabola italiana in seno a un gruppo statunitense? Semplice, grazie alla lungimiranza dei manager reggiani che hanno saputo cogliere i plus del mantenere ricerca e produzione in Italia, facendoli apprezzare ai manager Kohler. E non è poco, in un periodo in cui, più che lottare, le imprese chiudono o si danno al fuggi-fuggi, attirate da miracolose economie con crescita a due cifre che, nonostante la batosta del 2008-2009, in molti continuano ancora a travisare come la manna dal cielo (per inciso, vorremmo ricordare che la Spagna, di cui tutti conoscono la situazione attuale, cresceva a due cifre prima di aprire una voragine nei conti di mezza Europa!). Anyway, come direbbero gli stessi americani, fortunatamente nel reggiano le cose sono andate diversamente. I manager Lombardini, capitanati dall’amministratore delegato Giuseppe Bava, hanno dimostrato, conti alla mano che se si vuole guadagnare e mantenere quote di mercato da una parte, e lanciare con successo nuovi prodotti dall’altra, non ci si può permettere di “risparmiare” sulla qualità. E andando a produrre in Cina, questo si fa. Non staremo in questa sede a scendere nei dettagli economici: basti solo dire che, a discapito delle credenze popolari, i vantaggi in termini di competitività, qualità, facilità e celerità logistiche sono tali da aver convinto Mr. Kohler a investire una cifra prossima ai 50 milioni di euro per portare a compimento il più grande progetto Lombardini degli ultimi vent’anni. Certo, non son noccioline. E come verranno investiti questi fondi? Costruendo una linea di montaggio all’avanguardia, puntando sulla qualità dei materiali, delle operazioni di assemblaggio e, ovviamente, del personale. Ci è stata data l’occasione di visitare la linea produttiva.

Tutti in Lombardini ci tengono a sottolineare che questo stadio è il primo gradino di un processo di investimento e sviluppo che si completerà nel 2014. E noi ci teniamo a sottolineare che, entro tale data, l’organico produttivo di Lombardini sarà cresciuto di circa 100 unità rispetto all’attuale. La nuova linea produttiva merita un intero articolo tutto per sè. Qui ci limitiamo a dare due dati, giusto per dare l’idea: è lunga complessivamente 236 m, è composta da 39 stazioni (11 automatizzate) suddivise in tre blocks: short, long e la linea teste. Oggi è in grado di produrre 33.000 propulsori all’anno su due turni ma è stata progettata per una capacità produttiva doppia. E come se non bastasse, Lombardini non ha risparmiato la novità di prodotto, introducendo il nuovo KD15-440. Anche in questo caso ci riserviamo di realizzare un articolo ad hoc. Qui anticipiamo che il nuovo KD15-440 è il capostipite della nuova famiglia KD15.  I nuovi modelli che la comporranno traggono la loro origine dai principali modelli della famiglia 15LD e offriranno potenze da 5 a 8 kW. Ma sono le peculiarità tecniche le vere chicche. A partire dal nuovo filtro dell’aria e nuovo serbatoio per giungere alla nuova puleggia del recoil rivestita in gomma. Grazie a questi e a molti altri accorgimenti che vedremo nel dettaglio la prossima volta, il KD15 risulta essere un motore con intervalli di manutenzione più lunghi (Best Comfort) e di più semplice manutenibilità (User Friendly).E.P.

Il nuovo KD15-440 è la naturale evoluzione del 15 LD 440, propulsore apprezzato in numerosi settori e applicazioni. Il nuovo KD15 migliora le prestazioni del suo predecessore riducendo i costi e facilitando uso e manutenzione